CAMPO ROM “ VILLAGGIO DELLA SPERANZA “ in Via Negrotto

Milano 10 -2-2016

Dal 24 Gennaio al 6 Febbraio 2016 Henry, Darius, Maria e Loris sono entrati nella casa di Me-Me e di Teresa per dipingere un grande pannello di quattro metri per uno. Era una richiesta del Campo, così per emulare il lavoro dei fratelli di Chiesa Rossa che hanno realizzato un monumento, in cemento, a ricordo dello sterminio Nazista e Fascista, ma anche come monito per le aggressività e persecuzioni culturali e sociali  che subiscono ora in  Milano.
Il primo giorno, si sono presentati gli adulti del campo, con Teresa ed insieme abbiamo discusso del senso della proposta e che cosa avremmo potuto fare insieme. “Che cosa disegniamo?” Molte idee, ma soprattutto la voglia di esprimere in qualche modo la preoccupazione per la precarietà legata alla paventata chiusura del Campo. “Noi qui stiamo bene, qui vogliamo rimanere. I nostri bambini vanno a scuola, controlliamo la microcriminalità. Il nostro è un bel campo, è un villaggio, lo vogliamo chiamare, Il Villaggio della speranza “.
La casa di Me-Me ci accoglie. Caffè, pizza per tutti. Ci lavoriamo tantissimo, anche alcune notti intere. La casa diventa un luogo di incontro informale per i giovani (alcuni), per i Bambini. Di tanto in tanto si affacciano anche gli adulti e le donne. Si dipinge insieme, il pannello lentamente prende forma e coinvolge sempre di più. Il pannello e l’attività pittorica sono anche un pretesto per gli incontri informali. Gli adulti si stupiscono che continuiamo a venire al campo, quasi non ci credono. Loris, Maria e Teresa parlano dei problemi sociali, del campo, ma anche di famiglie Rom sulla strada o in situazione di grande precarietà, dei tempi andati, della speranza e della tensione per la precarietà che ha caratterizzato la loro vita. I ragazzi ballano, si scatenano, timidamente si raccontano. Il desiderio di un lavoro vero, di uscire dal campo, di poter vivere come gli altri ragazzi. Qualcuno si dichiara in altro modo: metà italiano e metà Indiano. Non zingaro. Altri sono più forti e orgogliosi di essere ROM. Le loro vite sono complesse, come le loro famiglie. I bambini, meravigliosi, giocano, dipingono, sono attratti da Henry che li impegna, li fa disegnare, pretende da loro creatività e li rispetta profondamente, nei loro tempi e nella loro espressività, con pazienza. “Henry, Henry, va bene così?” “Henry, come vado avanti? Mi dai il pennello?”  “ Henry, Henry, guarda qui, ti piace? Va bene ?” “Sì, è molto bello, però guarda, osserva da dove viene la luce, e dove le cose devono essere in penombra. Guarda, qui inserisci più colore e raddrizza la linea maestra, osserva la prospettiva.” I bambini si sentono presi in considerazione, hanno tenuta di attenzione. Henry, Darius, Zani, Adrian, Manu, Denis, Nicolas dipingono con intensità.
Ora siamo una piccola comunità di amici, che vive questi giorni a termine, con intensità ed emozione. Alla fine il pannello è pronto, orgoglio dei ragazzi, viene tassellato sul muro bianco in entrata del villaggio. E’ il loro villaggio, visto con i loro occhi, villaggio sospeso, inserito nella città, un po’ surreale ed inquietante, ma anche con i colori della speranza e con un titolo appunto: ”Villaggio della speranza “.
Sabato 6 febbraio: ecco l’inaugurazione. Viene qualcuno, poca formalità, quello che lasciamo, oltre all’opera realizzata insieme, è questa atmosfera sospesa, come il quadro, di amicizia, di attenzione, rispetto e paritarietà. Ci piacerebbe tornare e continuare con altre avventure artistico- espressive. Chissà.
Grazie alla comunità di via Negrotto e a tutti gli artisti che hanno partecipato.

GRT /TS1C – UPRE ROMA- Tavola Valdese.

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