1 aprile 2015

Chi siamo

TUTTI SOPRA UN CIELO

Chi è

È un movimento di giovani artisti, italiani e di altri Siti, un movimento informale, senza manifesto, un luogo ideale di incontro, che crede di trovare nei giovanissimi l’ispirazione autentica per realizzare insieme opere nuove. “Sballottare” il bello e trovare i segni, segni liberi come quelli tracciati dalla danza di Davide re, o dal Dio Shiva che tutto crea e tutto distrugge.

Giovani che credono in una ricerca leggera, itinerante, cangiante, anche se capace di fermarsi un momento, mettersi un momento in silenzio e proporre iniziative interattive. (Pittura, scultura, arti visive, danza, musica, odori e sapori). È un gruppo di artisti, intenzionato a fare nuove conoscenze sia nell’arte culturale sia nell’arte sociale. Questi giovani si sono inseriti nel GRT anche per l’interesse ai suoi progetti educativi e artistici in giro per il mondo.

Giovani che amano la diversità e i pro e contro che tali esperienze portano. Desiderano condividere il loro spirito artistico. Itinerare è un aspetto che arde dentro il loro cuore: è nel confronto nell’ignoto che si fortifica la loro umanità. Il loro intento è quello di trovare giovani artisti di tutto il mondo, che siano disposti a condividere le loro esperienze sia a livello individuale che collettivo.

Com è nato

(Esperienza di Henry Panzeri, la conoscenza di mondi diversi in Italia e nel Mondo e poi lincontro con altri.)

L’idea ha avuto origine dal tempo trascorso con la mia famiglia, l’entusiasmo del loro lavoro mi ha contagiato, anche se non lo si può definire lavoro, ma più passione. Comunque non vi voglio annoiare con i particolari della mia vita. La mia strada professionale è orientata verso l’arte e il sociale. Tramite le mie difficoltà, nell’inserimento in un nuovo mondo sociale e culturale, ho forgiato, o sto forgiando sempre di più le mie teorie umane, che non credo possano risolvere ogni mio problema o disagio nel confronto con una società veloce e dura, in continuo mutamento. Ma penso che sia una partenza per accrescere la curiosità verso l’esplorazione del mio io, e ampliare il mio raggio d’orizzonte, così da avere le basi per trovare un mezzo comunicativo con tutti. Penso che ciascun individuo abbia la propria strada da percorrere, e che l’unità di misura di sopportazione di tale stress vari da persona a persona. E penso che chiunque la pensa come me, arriva a capire che non si può avere nessun tipo di pregiudizio verso qualcun altro, la differenza psicologica fra un essere e l’altro è troppo profonda, è un divario troppo insormontabile. Questo punto è importante per me e, penso, per i principi del movimento TS1C-World, perché definisce come varie culture possano guardarsi con occhi non giudicanti, ma umili, nel cercare con piacere le differenze culturali.

Non si sa mai, che, con il tempo, tale sensibilità introspettiva possa diventare un mezzo per riformare le basi sociali, verso la creazione di un meccanismo antinquinamento globale. Forse sto esagerando un po’, ma di sicuro migliorerebbe l’umore  generale della popolazione, almeno credo. Detto ciò, ho pensato di fondere l’arte in generale con l’educativo. Quindi, per iniziare, ho deciso di trovare artisti nei vari settori, che collaborino con educatori, tramite progetti mirati sul sostegno ai giovani e a beneficio della comunità. Tramite eventi forgiati da un buon periodo di esperienza nei laboratori che finiscono con l’esposizione dei piccoli e grandi artisti, in una grande e umile mostra. Questa è la base che si cercherebbe di applicare anche in altre nazioni, ovviamente tenendo presenti delle differenze culturali.

Contesto

Dal GRT a Tutti Sopra 1 Cielo

Il GRT ( Gruppo per le Relazioni Transculturali ) nasce nel 1968.

Nasce per volontà di un gruppo di persone attive, con le loro professionalità, nel sociale, ma anche attente agli eventi. Qualcuno veniva da prima della Guerra, molti guardavano simpaticamente ai movimenti di liberazione dal colonialismo, altri venivano dal ‘68.

La domanda di allora e il desiderio di adesso sono semplici: possibile che non ci siano altri modi di relazione tra i popoli al di là delle guerre, degli interessi, della violenza?

Siamo un gruppo di persone, quindi, legate da un desiderio di ricerca umana, non ideologica, molto laica, nella convinzione, questa sì fondante, che una relazione utile a tutti deve prospettarsi paritaria, nel rispetto e studio delle diversità; nello stupore delle diversità a cominciare da quelle che esprimono le fasce di popolazioni più fragili.

Viaggio attraverso le culture, ricerca partecipata e molto concreta, profonda, costante, un po’ in ombra. La visibilità stravolge ogni cosa, l’ombra accomuna e permette lo scambio.

Cultura, intesa come scoperta delle strategia per la sopravvivenza.

Cultura come espressione di libertà e dei diritti  umani.

Cultura infine come l’infinita espressione del bello, dell’arte che invoca, provoca e domanda.

Nei primi anni prevalsero la visione e l’interesse per la cultura come volontà di sopravvivere ed è per questo che il GRT nell’82 diventa una ONG, accettando le sfide della cooperazione internazionale e le sue contraddizioni. Iniziamo ad elaborate progetti, in Nicaragua, Guatemala, Nepal, Mali e Mauritania, Somalia e Kenya, Romania.

La particolarità è decidere di cooperare con fasce debolissime di popolazioni, non per un nobile moto caritatevole, ma perché convinti che in quel terreno umano la scoperta di idee per la sopravvivenza fosse rivoluzionaria

Progetti coi pazienti psichiatrici, con i bambini di strada, gli intoccabili, il meticciato culturale e sociale illecito, quell’ombra, insomma, in cui, secondo noi avvengono le interazioni umane più significative.

Rispetto delle tradizioni, “la saggezza degli anziani” e anelito all’innovazione, tecnica, di sensibilità, di percorsi nuovi nel sapere e nelle azioni di cooperazione.

Articolazione dei saperi, delle verità sperimentali, come il tentativo di collegare dialetticamente i saperi tradizionali per la salute e la medicina convenzionale. Democrazia, nelle tradizioni e nella modernità, la globalizzazione; guardinghi nel toccare e riflettere su questi temi, cercando la libertà del pensiero, così difficile nei contesti “informatici” attuali.

Finalmente siamo giunti al cambio generazionale, dove prevale, nel nostro caso l’operatività artistica, non come strumento di intervento sociale, ma come visione del mondo, dove il bello, la leggerezza come virtù e la naturalezza diventano un modo di vivere e di incontrarsi con gli altri. Certo, l’arte è anche uno strumento sociale, formativo e didattico, ma questo interessa meno. I nostri discendenti, amano l’arte e la propongono, sempre “paritariamente”, “in modo coinvolgente” a fasce deboli,  dalla sensibilità a nervi scoperti. L’arte, come espressione e visione, che provoca nelle sue manifestazioni, una scossa, che evoca mondi, sentimenti, ombre e luci, domanda giustizia, consenso e cooperazione.

Tutti Sopra Un Cielo ossia i discendenti del vecchio GRT, iniziano nel solco antico del nostro fare e pensare rinnovando e prospettando incontri in altri ambiti e siti.

Da due anni Tutti sopra un cielo collabora con il GRT – Gruppo per le Relazioni Transculturali, perché ritiene che il suo pensiero e il suo metodo educativo siano vicini più che mai ai suoi principi. Il GRT è un gruppo che ha alle sue spalle una storia profonda quanto le radici dell’anima, e siamo fieri di poter cooperare con un sistema, che si è forgiato nel tempo, con spirito genuino. La cosa che più apprezziamo è lapproccio con altre realtà, senza soffocare la propria essenza e se stessi. La sensibilità che ha sempre dimostrato per noi è d’ispirazione, è da tale esempio che nasce “Tutti Sopra un Cielo”. Il viaggiare in mondi differenti, con uno sguardo che cerca sempre di scrutare oltre l’orizzonte, è la scintilla che partorisce tale impulso. Il GRT ha già cercato in tutta la sua storia metodi d’iterazioni artistiche con i giovani come il teatro di strada o il sostegno a realtà in difficoltà, e da piccoli operati nasce una grande ambizione di nome “Tutti Sopra 1 Cielo”.

I giovani artisti sono entrati fortemente nel progetto “Incontrati quasi per caso”, nato nel 2010 dalla stretta collaborazione tra GRT / Parada Italia e i CAG di Tarabella e Cattabrega (zona 2 di Milano) in rete con molte altre associazioni del Territorio. Il lavoro del GRT-TS1C consiste nel supportare tale realtà. Abbiamo aperto due laboratori fondamentali: il laboratorio di arte corporea teatrale con l’aiuto dell’artista Fikri T. di Cirque en Liberté e il laboratorio artistico con il gruppo TS1C. I C.A.G. operano da molti anni soprattutto nei quartieri periferici e si rivolgono in particolare a preadolescenti, adolescenti e giovani. Uno si svolge in via Aldo Tarabella e Cattabrega e l’altro di arte sperimentale all’Anfiteatro della Martesana in via Agordat. All’Anfiteatro della Martesana si sono legate altre realtà come la Comin – Cassiopea, che dal 2006 ha aperto a Milano lo spazio Cassiopea e La Madia centri di promozione delle risorse familiari per italiani e stranieri. Hanno partecipato, sempre nel 2012, alla prima mostra di “Tutti Sopra Un Cielo” attraverso la quale ci siamo aggregati alla terza manifestazione della festa di via Padova, con tante altre realtà sociali.

Obiettivi:

Obiettivo primario

Scopo del gruppo è creare, tramite esperimenti sul campo, nuove metodologie d’interazioni artistiche con il pubblico di tutte le età e sensibilizzare i giovani a valorizzare la propria cultura e rispettare l’altrui.

Obbiettivo Secondario:

Poter avere i finanziamenti per avere una sede multifunzionale a Milano, che possa essere l’inizio di un sistema unitario, pronto a creare altre sedi internazionali, così da condividere in tempo reale le esperienze di ognuno tramite lo scambio culturale a livello artistico e sociale.

Metodologia:

Principi Generali

Non ci si basa solo sull’arte, ma anche sull’alleanza con altre realtà sociali, che possano cooperare con noi, sull’educativa dei giovani, e tramite una fusione di metodologie, tramite proposte artistiche che permettano di convivere con realtà differenti. Così gli artisti s’impegnano a valorizzare tali aspetti, con dimostrazioni dal vero, e diverse manifestazioni, che serviranno a far conoscere al pubblico tale movimento. Un altro aspetto fondamentale è che gli artisti hanno diverse provenienze culturali ed etniche. La ragione di questa scelta è che riteniamo che, in un gruppo, avere capacità differenti e mentalità diverse ci permetta di uscire dagli schemi convenzionali, e questa è la parte più succulenta, secondo il nostro parere. Un altro aspetto è che ci interessa cooperare anche con altre realtà culturali, e riteniamo che andare su tali dinamiche territoriali, ci insegnerà a vivere esperienze che arricchiscono il nostro bagaglio. Riuscire a collaborare con differenti realtà sia sociali sia culturali è una nostra ambizione, ma ciò che teniamo a marcare è che tali scopi sono inseriti nel mondo non profit, perché crediamo che, in tempi dove tutto sembra una morsa soffocante, ci sia ancora un pizzico di umanità, abbiamo fede nel creare tale movimento con il solo scopo di donare, con la speranza di regalare non solo ai giovani, ma anche ai non, un po’ di pura spensieratezza.

Niente è regalato, ma con un giusto sostegno speriamo di far breccia nel cuore del pubblico, e speriamo che ci aiuti a sostenere il nostro movimento.

È ben da due anni che cerchiamo di relazionarci con le realtà di Milano, precisamente nella zona di via Padova, con l’obbiettivo di apprendere il più possibile, e documentare il nostro operato, così da valutare tali passaggi e da essi attingere, dei parametri che ci permettano di essere presenti ed efficaci con i ragazzi e il pubblico. Sappiamo bene che la strada è lunga e ardua, ma per noi questo è pura passione, e andremo avanti, con qualunque intemperia troveremo sulla nostra strada, ricordandoci di sorridere.

Passando alla parte tecnica di ciò che abbiamo appreso fin ora, abbiamo cercato di dar sfogo al nostro istinto e di tornare alle origini, in che senso? Semplice, tornando bambini! Così facendo siamo riusciti ad andare molto più in sintonia con i ragazzi, e abbiamo così fatto i primi passi verso il nostro obbiettivo. Dopo un anno di puro sfogo artistico con i ragazzi del Centro CAG-Tarabella e Comin-Cassiopea, ci siamo fatti un’ idea di come delineare meglio il nostro bizzarro approccio, per essere più immediati, spontanei e precisi. Così, con quest’anno 2013, abbiamo avuto l’occasione di sperimentare questa metodologia con la scuola elementare Ravenna: il numero dei bambini superava la nostra aspettativa. Questo ci ha offerto la situazione propizia per verificare i primi passi della nostra scalmanata strategia.

Specificazioni sulla metodologia: tutto ciò che viene elencato non è iperattivo, quindi non fate i perfettini e micro-scorbutici.

Per prima cosa c’è un minimo per applicare questo metodo: il minimo è quello di due persone. Il perché? Semplice, perché uno deve stare sotto i riflettori e l’altro dietro le quinte. Uno deve essere il cattivo ALT (alter ego) e l’altro il buono PRO (protagonista), a seconda dell’umore del collega. Se hanno entrambi la luna storta, allora sì, che sono cavoli amari per i nostri giovani. Nel caso l’équipe fosse maggiore, è come se fossimo a teatro, ciascuno deve trovare il proprio ruolo, che non è definitivo, bisogna avere un grosso spirito di osservazione e sapersi leggere, così da saper cambiare tutti secondo il vento che tira. Mai fare ciò che non si sa fare, ma dare ciò che si ama e che si sa trasmettere con la passione e la modalità giusta. Poi con il tempo provare ciò che non si sa, nel laboratorio assieme ad altri artisti veterani, che ti danno le dritte per apprendere nuove vie, e poi, in futuro, orgogliosamente tramandarlo a un tuo prediletto o prediletti. È tabù parlare di problemi tecnici o personali davanti al gruppo dei piccoli; se si desidera come massimo lo si può fare con i propri prediletti fuori da altre orecchie, è un modo per rinforzare la propria fiducia, ma senza malizie.

  1. Impatto:

nel caso che conduca PRO, è fondamentale che sia carismatico e sicuro, mentre l’osservatore ALT (alterego) è preferibile sia neutrale, dovrà agire in un secondo tempo, così da suscitare più interesse per i piccoli o grandi osservatori in un’altro tempo. Questo vale anche per un educatore.

  1. Adattamento, neutrale:

introdursi nel contesto: è preferibile avere un profilo neutrale, soprattutto se hai un ruolo come educatore o animatore artistico. Nel caso di un’artista è fondamentale trovare una propria collocazione professionale all’interno dell’humus, che si è creato, magari cogliendo le occasione che crea il tuo collega PRO (protagonista), senza scoprire le tue carte professionali, ma solo in veste di amico. Rispondere solo nel caso che te lo si chieda, sul tuo ruolo. Per quanto concerne la figura dell’educatore, il suo intervento varia nel caso segua un utente in specifico o tutti. Nel caso di un utente con disagio, per noi è fondamentale far sì che si senta partecipe del laboratorio. Gli educatori devono sostenere la comprensione del disagio dell’utente problematico, indirizzando tutto il gruppo a non compatire, ma a rispettare le difficoltà del proprio compagno. E in più si chiede all’educatore di sostenere gli artisti, aiutandoli a mantenere la concentrazione dei giovani; questo è il principale obbiettivo nostro: suscitare la curiosità dei ragazzi. Consiglio di usare un approccio consono alle proprie capacità deduttive e alla propria sensibilità, nel lasciarsi andare una goccia, dando libero sfogo al divertimento, sorvolando certi parametri di restrizione educativa, più che giustificati, ma che in certe situazione possono essere male interpretati. Noi tendiamo a far esplodere le loro emozioni e non a reprimerle.

È da tali emozioni che attingiamo i fattibili temi che potrebbero essere realizzati con i ragazzi, per non dire che riusciamo anche a percepire la loro libera immaginazione. Questo non può succedere se invece sono soggiogati dalla depressione del limbo, e soffocati da bombardamenti, che non danno spazio ad essere bambini. Insomma, è un ottimo mezzo per far emergere in superficie e intravedere il  fascino del mondo interiore .

  1. Curiosità, esplorazione, ruoli:

Dopo un po’ che si sta nell’ambito nuovo facendo il baccalà e osservando, bisogna cercare di valutare con occhi non più innocenti, ma critici, che scrutano per capire. Imparare ad osservare è uno degli aspetti fondamentale per creare una relazione che si può definire “relazione a pelle”. Pensiamo che per stimolare la curiosità nei ragazzi, li si debba guardare con equilibrio. Come fare? Bella domanda. Una maniera potrebbe essere quella di guardare chi suscita il tuo interesse, e scannerizzare i suoi movimenti vedendo come interagisce con l’azione circostante. Ovviamente devi far capire che da parte tua c’è curiosità, ma devi anche saper staccare nel momento giusto, adocchiando altri due tre ragazzi. Analizzare i movimenti, il modo di reagire nelle varie situazioni, ti insegna a comprendere i loro stati sentimentali, o almeno, essendo all’inizio, le basi. Quei 3 o 4 bimbi che hanno stimolato la tua attenzione permetteranno il passaggio seguente, che ti porterà ad avere il tuo primo singolare approccio. Ricorda che è fondamentale farli sentire speciali, anche perché lo sono! Ma abbi attenzione anche per gli altri, il desiderio di qualcosa che possono amare e che interessa loro è molto forte (non vale per tutti, ma una buona parte si, per lo meno a Milano), e potrebbero crearsi attriti fra di loro. E infine traccia una bozza del loro profilo, così da ipotizzare i primi passaggi, per comprendere i passaggi per te più idonei per operare.

  1. Contatto: primo contatto (giocare divertendosi):

Direi che è evidente, l’obbiettivo principale in questa fase è lasciarsi andare e trasportarsi nei meandri dei propri ricordi adolescenziali, e verificare se ci sono similitudini tra ciò che era e ciò che è. È scontato dire che comunque, essendo età differenti sia fisicamente che psicologicamente, bisogna ricordarsi gli obbiettivi principali per non perdersi. Come regola ogni promessa che si fa, va mantenuta. Quindi riflettere bene sulle proprie promesse.

  1. Contatto: suscitare curiosità, botta risposta:

Non bisogna mai forzare i momenti, anche quando sembra di avercela fatta. È in questi momenti che bisogna raffinare al massimo il proprio intuito, mettendo alla prova la soglia di tolleranza con l’utente, così da sbirciare la vera soglia di fiducia che il nostro giovane ha con voi. Se il giovane instaura un rapporto basato su di una comunicazione ampia, quindi non solo verbale, c’è una buona percentuale che si sia creato un legame costante, e ciò ti permetterà di aver conquistato la sua fiducia e quindi la possibilità di sostenerlo nei suoi bisogni con maggior incisività. Tramite questi legami e i ruoli individuati da ciascuno, è possibile che si propaghi l’interesse da parte di tutti.

  1. Tramite:

Quando si è creato un legame forte con i propri pupilli, bisogna sfruttare il vantaggio di indagare meglio sugli altri ragazzi, e, tramite quelle informazioni, interagire con loro, o assieme al proprio tramite che vi introduce.

  1. Contatto: prendere confidenza con il gruppo, individuare i vari ruoli:

Una volta che si è ben inseriti nel gruppo, ritornare sull’essere cauti, e capire i principali interessi dei ragazzi, così da stare sull’onda del loro umore. È importante essere sempre positivi, in qualunque stato si trovino i ragazzi. È proprio nei momenti più difficili, che gli artisti devono saper interagire con i propri sentimenti e saperli trasmettere, tramite la propria vocazione artistica, anche a loro.

  1. Giocare (con dei propri limiti di sopportazione stress), non vedere per vedere, reagire poco, ma nel tempismo giusto:

Una volta che si è ben inseriti nel gruppo, ciò che rende meglio per ottenere un umore alto da parte dei ragazzi, è fare il burlone (non il pirla! E fate attenzione, perché è sottile la linea tra gioco e maltrattamento inverso, li c’è il rischio di passare per deficienti e se ti etichettano così, sono azzi amari, quindi individuate immediatamente questa soglia e cercate di non superarla). Nel caso servisse si deve alzare la voce come un re della savana, con sicurezza, utilizzando magari frasi già ben preparate e taglienti come una spada, dicendo la propria: obbiettivo di questa giustificata ira funesta è far sentire in colpa i piccoli o grandi provocatori

A seconda che nel gruppo vi sia una maggioranza di femmine o di maschi, cambia l’ago della bilancia, nell’approcciarsi a loro, così come cambia per l’età. Insomma sta alla nostra capacità di interpretare le situazioni e di agire in maniera tempistica, la possibilità di far breccia nel loro cuore. Spesso con i ragazzi il contatto fisico prevale sulla ragione, ma, sapendo dosare con proposte intelligenti, e dando un contesto strutturato, con delle regole create da loro stessi, è possibile che apprendano a conoscere il proprio istinto e a direzionalo verso obbiettivi più mirati. Una volta che si riesce a dare sfogo al loro istinto, ma contenendolo, si può avere da loro maggiore attenzione e, soprattutto, rispetto. È quello l’attimo fondamentale per riuscire a lavorare con loro in maniera costruttiva. E con il tempo ci si renderà conto che il tempo vola anche fin troppo in fretta. Con le ragazze il confronto è totalmente diverso: il fatto di essere un operatore maschio o femmina varia totalmente il tipo di legame possibile, immagina con un gruppo contemporaneamente. Pensiamo che il trucco consista nell’individuare i punti chiave che hanno permesso di agganciare i ragazzi, cambiando gli interessi. La parola d’ordine dunque è “l’interesse”. Acchiappato l’interesse comune del gruppo, il gioco è fatto, sperando che sia anche il tuo punto forte, altrimenti si consiglia di improvvisare, e condurre l’attenzione anche verso i propri interessi, con voce e occhi assai carismatici. È raggiunto l’obbiettivo giullare, e si passa al traguardo: non animatore o educatore ma “cumpare o fratello o zio ecc.”, a diventare padre/madre è fatta! Hai totalmente la loro attenzione.

  1. Guadagnarsi il rispetto, comporta responsabilità, il che guidare senza limite:

Una volta che ti sei guadagnato l’affetto e il rispetto da parte di tutti, si può discutere di progetti artistici (faccio presente che tali tempi variano a seconda dei progetti che si fanno). Come abbiamo accennato nel punto 4, è molto importate  ciò che si promette ai nostri ragazzi. Sopratutto se si è raggiunta tale onorificenza. È come un giochino 2D, più si sale e più si incontrano ostacoli, e per avere il tuo bonus devi mantenere le promesse fatte dal cuore. Ogni gesto che si fa è importante, perché noi diventiamo un riferimento per loro, abbiamo l’obbligo morale di dare il massimo per non deluderli. Una volta che hai acquisito dei bonus, chiamiamoli “bonus privati” dai tuoi pupilli, e “bonus pubblici, con il gruppo, hai la possibilità di avere una forza lavoro maggiore (viva il lavoro non minorile!!), verso gli obbiettivi che si prefissano i ragazzi. Tanto per essere un po’ più compresibili, è come studiare la matematica in una stanza o farlo sul prato al fresco. È evidente la scelta. Sta a noi dare sempre più il massimo, traendo dal loro entusiasmo la forza per essere attivi e vispi, per fronteggiare con loro ogni avventura in cui decideremo di imbarcarci.

  1. Tramandare:

Una volta ottenuti tali legami, si passa a tramandare i ruoli ai tuoi pupilli (ricordate che il gruppo nel suo complesso non deve essere consapevole dei tuoi prediletti,  bisogna essere aperti a tutti, anche se è una cosa più che spontanea affezionarsi, d’altronde siamo esseri umani, ma dobbiamo essere abili nel mascherare tale emozione). Si suppone, che, dopo varie peripezie, ci si conosca abbastanza bene uno con l’altro, e quindi si sia capaci di individuare le lacune e i potenziali di ciascun tuo ragazzo/a. È evidente che in tutte le fasi si è cercato di lavorare sui potenziali possibili, e di dare priorità alla conoscenza di pregi e difetti. Insegnare il valore che ciò che è visto da altri come difetto, non è altro che un altro punto di vista prospettico, ma ciò che conta è apprezzare la propria dimensione, aver fede nelle proprie passioni, e, da amico, a piccolo, ad allievo, divenire fratello,  grande e infine grande maestro delle proprie convinzioni, forgiate dal dolore, dalla passione e dall’affetto verso chi ha rispetto e fiducia e verso chi crede in un domani per lui raggiante, e vuole vederlo in tutta la sua immensità. Questo è fortemente il desiderio del gruppo TS1C-World: essere stati anche per un battito di ciglia parte della loro crescita e essere stati come muse ispiratrici, per i loro sogni, che con tutte le loro forze si trasformeranno in realtà, e, mal che vada, sapranno essere umili (e ci speriamo con tutto il cuore), e accettare ed apprezzare ciò che hanno e, se dio vuole, tramandare i propri dolci ricordi ai loro posteri, spronandoli a realizzare i propri sogni.

  1. Creare il moto perpetuo:

Finalmente siamo giunti alla parte finale di questa avanzatissima metodologia sperimentale! E fate bene a dire che era ora!

Uno degli obbiettivi tecnici cui teniamo molto è proprio la fase del cerchio. Quando siamo agli sgoccioli del progetto, premiamo nellinvogliare i più grandi, che hanno seguito tutto un percorso con noi, nel non dimenticare ciò che hanno passato con noi pazzi, e nell avere il piacere e la forza di non spegnere,  e di cercare sempre qualcosa in grado di donar loro un minimo di spensieratezza, così da avere il tempo di respirare e riflettere sui propri passi, ricercando sempre il bello della vita. Se bazzicherà di nuovo in questi centri o, chissà, se diventerà magari un futuro educatore o animatore artistico, o qualunque altro mestiere non si dimentichi come si fa a ridere, e quanto sia duro arduo e meravigliosamente gratificante dare, per il piacere di condividere, perché siamo tutti uguali.

Son sincero, non dico che abbiamo seguito per filo e per segno ogni passaggio in questo ordine, ma più o meno ci abbiamo provato. Il risultato riguardo la seconda esperienza vissuta personalmente, è stato tecnicamente più ordinato e lo spirito invariato, però è anche vero che il contesto strutturale e psicologico è totalmente differente. Ma le basi tratte e applicate al secondo progetto (la scuola di via Ravenna) hanno origine dalle esperienze acquisite nello spazio Tarabella, solo ridimensionate per il contesto scolastico. Questa riflessione ci porta a domandarci se si può aumentare la concentrazione verso i desideri primordiale dei giovani, e usare l’interesse rilevato, come trampolino verso altre mete. Traducendo, siamo convinti che, confrontando i metodi tradizionali scolastici con il parto di questi metodi sperimentali, possano nascere degli sviluppi molto ampi a beneficio di tutti.

Tutto quello che è stato elencato fin ora la possiamo etichettare I Fase e si svolge tutto all’interno dei vari laboratori.

La II Fase non è certo meno importante: è la preparazione dell’evento finale. È vero che per principio non diamo importanza al lavoro definitivo, ma siamo fortemente convinti che i ragazzi debbano sentire il proprio lavoro artistico come il riflesso del loro essere. Cerchiamo di stimolare i nostri giovani a vedere nelle loro opere non un mezzo, ma bensì riconoscere in esso una piccolissima parte del loro animo. È indicibile la difficoltà nel raggiungere tale obbiettivo, ma il risultato porta a grande soddisfazione, perché i bambini/ragazzi imparano a rispettare se stessi, accudendo e valorizzando il proprio lavoro, con grande orgoglio, mostrandolo a tutte le persone che ritengono parte della cerchia del loro cuore. Quindi, quando si decide di fare una mostra grande, ma con umiltà, per noi vuol dire impegno, e passione. Cerchiamo sempre di coinvolgere i nostri ragazzi a portare a compimento ogni loro passaggio significativo, e a vedere questo evento come la loro festa personale, confrontandosi con i propri dubbi e paure, non da soli, ma assieme al grande cerchio della passione che ha trainato coloro che credono ancora in queste umili e semplice gioie terrene. Scusate sembriamo un ordine religioso nauseante, ma in ogni cosa ci sono lo Yin e lo Yang in ogni cosa, e basterebbe prendersi un attimo di respiro per vedere più chiaramente, e vedere finalmente la strada e fare i primi veri passi.

Realtà:

La nostra speranza è quella di creare una rete di realtà, in grado di condividere momenti artistici educativi che, a lungo andare, possano articolare i propri lavori anche con culture internazionali, proprio tramite lo scambio.

Speranze:

Si spera che questo movimento venga giudicato per quello che fa! E che il tempo non cambi la nostra ingenuità e umiltà nel ricercare con tutti i mezzi la passione verso l’arte, e la curiosità nel porci delle domande e nel ricercare, con una mente sempre elastica, le risposte tramite una profonda riflessione introspettiva e, umilmente, verso altre culture. Speriamo che il nostro movimento possa essere da esempio ad altre realtà che cavalcano la nostra onda, e che nascano formidabili alleanze e non meschine invidie. La nostra morale è di dare, non per avere, ma per imparare ad amare e sentirsi come una famiglia, ma ci basterebbe anche un semplice sorriso, e questo sarebbe il regalo più grande!

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